Gli antichi «sentivano naturalmente», noi invece «sentiamo la natura». Alla fine del Settecento una sensibilità nuovissima, inaudita, trova un emblema nelle parole di Schiller. Perduta per sempre la naturalezza fusionale che stringeva i nostri avi al loro ambiente di vita, percepiamo la distanza che separa la civiltà dallo sconfinato e dall’inesplorato che le si ergono di fronte, esercitando una fascinazione prima sconosciuta. La natura selvaggia nasce allora, e assume subito i contorni del mito. Certo, è vecchia quanto il mondo, ma va in scena solo con la modernità, quando viene plasmata come costruzione culturale. Muraglie di ghiaccio, forre paurose, montagne svettanti, acque abissali che ribollono di tempesta sono tenute a battesimo soprattutto in epoca romantica da scrittori, pittori e filosofi, e continuano a proiettare il loro sublime artificio sull’esotismo di massa, sui viaggi estremi offerti in pacchetti dalle agenzie, sull’ecoturismo di nicchia, sull’avventura no-limits. Tra coloro che ripercorrono da studiosi quell’universo mille volte descritto, dipinto, idoleggiato, pochissimi possono dire di averlo anche esplorato sul campo. Uno di loro è Franco Brevini, letterato di lungo corso e viaggiatore con una predilezione per le condizioni-limite. E ancor più rara è l’efficacia della sua scrittura, che contrappunta la riflessione intorno alla wilderness, all’ecologia e all’etica ambientale con l’esperienza diretta dei cinquemila, dei paesaggi boreali o delle giungle del Borneo. Nessuno meglio di lui sa tradurre in parole il magnetismo e le ambivalenze della natura selvaggia.
L'autore: Franco Brevini insegna Letteratura italiana e Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Bergamo e l’Università IULM di Milano. Tra i massimi studiosi della poesia dialettale (La poesia in dialetto. Storia e testi dalle origini al Novecento, 1999, 3 voll.), ha pubblicato da ultimo Voci di Lombardia (2008) e La letteratura degli italiani. Perché molti la celebrano e pochi la amano (2011). La passione alpinistica alimenta un altro filone della sua produzione, da Ghiacci. Uomini e avventure dalle Alpi al Grande Nord (2002) e Rocce. Dal Borneo alle Lofoten, dalle Alpi al Sahara, avventure di uomini in scalata (2004) a La sfinge dei ghiacci. Gli italiani alla scoperta del Grande Nord (2011). Collabora al «Corriere della Sera». Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Un cerino nel buio. Come la cultura sopravvive a barbari e antibarbari (2008).
Matteo Melchiorre, storico atipico, evita la storia dei Grandi Eventi e narra con tono vagabondo e poetico. Dietro leggerezza c’è ricerca rigorosa che fa vivere Feltre e Primiero, unite e divise dal passo Schenèr, confine e transito, nutrendo conoscenza e immaginazione. Con scrittura vivida.
Gaspare Stockalper, intraprendente notaio di Briga, diventa nel ’600 uno dei più ricchi mercanti d’Europa e precursore del capitalismo. Mecenate e uomo di potere, controlla la via del Sempione, sfida Francia e Spagna, cade in disgrazia, va in esilio e infine ritorna da protagonista.
Sandro Delmastro, amico di Levi e capo partigiano ucciso dai fascisti, fu anche alpinista e ufficiale di Marina. Intellettuale e uomo d'azione, fu tra i leader della Resistenza a Torino. La sua figura unisce realtà e finzione, ispirando il personaggio di Levi nel "Sistema periodico".
Paolo Rumiz attraversa i luoghi della Prima guerra mondiale, dal Grappa all’Isonzo, narrando un viaggio tra memoria e dolore. Un reportage poetico e intenso che denuncia l’assurdità della guerra e restituisce voce ai soldati, alle famiglie e a un’Europa segnata per sempre.