Autore: Marco Albino Ferrari Editore: Ponte Alle Grazie
Perché fuggiamo dalla civiltà per scegliere la solitudine, la semplicità di una vita nei boschi o fra le montagne? È a questa domanda che vuole dare risposta Marco Albino Ferrari mettendosi in ascolto del suo desiderio per i grandi spazi naturali, per un silenzio lontanissimo dal nostro tempo. L’avventura che vive e racconta in queste pagine cariche di emozione si svolge a pochi passi dalle nostre città, in Val Grande, fra Piemonte e lago Maggiore, luogo insidioso, ostile, popolato dai fantasmi di una società pastorale svanita fra rocce e tronchi. Sul Sentiero Bove - prima alta via storica d’Italia dedicata all’esploratore Giacomo Bove -, l’autore muove i suoi passi e la sua narrazione: un’escursione impegnativa e ormai quasi dimenticata in un teatro della «potenza della natura che si riprende ogni cosa». Come Bove durante le sue esplorazioni, bloccato nello stesso biancore artico che aveva ossessionato Edgar Allan Poe, Ferrari nella natura selvaggia cerca l’ignoto, la paura di smarrirsi e la nostalgia di quel timore una volta recuperata la sicurezza. E ricostruendo la vicenda di Bove (morto suicida a 35 anni) l’autore incrocia figure inattese: Emilio Salgari, il comandante Nordenskiöld, Edmondo De Amicis, il naturalista Mario Pavan. Storie di isolamento, di una prigionia degli elementi che fanno riscoprire una libertà più profonda, perché «sulla via incantata si basta a sé stessi».
“…Leni Riefenstahl fu l’unica donna al centro di una delle più audaci e capaci troupe cinematografiche mai viste al mondo." Nata nel 1902 a Berlino, fu una delle poche registe tedesche dei primi del Novecento. È nota per la propaganda nazista, ma il suo lavoro nel cinema di montagna è di grande rilievo.
La testimonianza diretta di Eduardo Strauch sulla tragedia delle Ande del 1972: 72 giorni di sopravvivenza estrema tra gelo, fame e scelte indicibili. Un racconto che va oltre il disastro, esplorando memoria, trauma e il silenzio interiore che segue l’orrore.