Autore: Marco Albino Ferrari Editore: Ponte Alle Grazie
Perché fuggiamo dalla civiltà per scegliere la solitudine, la semplicità di una vita nei boschi o fra le montagne? È a questa domanda che vuole dare risposta Marco Albino Ferrari mettendosi in ascolto del suo desiderio per i grandi spazi naturali, per un silenzio lontanissimo dal nostro tempo. L’avventura che vive e racconta in queste pagine cariche di emozione si svolge a pochi passi dalle nostre città, in Val Grande, fra Piemonte e lago Maggiore, luogo insidioso, ostile, popolato dai fantasmi di una società pastorale svanita fra rocce e tronchi. Sul Sentiero Bove - prima alta via storica d’Italia dedicata all’esploratore Giacomo Bove -, l’autore muove i suoi passi e la sua narrazione: un’escursione impegnativa e ormai quasi dimenticata in un teatro della «potenza della natura che si riprende ogni cosa». Come Bove durante le sue esplorazioni, bloccato nello stesso biancore artico che aveva ossessionato Edgar Allan Poe, Ferrari nella natura selvaggia cerca l’ignoto, la paura di smarrirsi e la nostalgia di quel timore una volta recuperata la sicurezza. E ricostruendo la vicenda di Bove (morto suicida a 35 anni) l’autore incrocia figure inattese: Emilio Salgari, il comandante Nordenskiöld, Edmondo De Amicis, il naturalista Mario Pavan. Storie di isolamento, di una prigionia degli elementi che fanno riscoprire una libertà più profonda, perché «sulla via incantata si basta a sé stessi».
La scena di Giuseppe Grandi ferito a Nikolaewka, attorniato dai suoi alpini che gli cantano "Il testamento del capitano", ha reso lui una leggenda. Celebrato da scrittori come Revelli e Corti, è ricordato come un comandante umanamente straordinario, la cui vita, breve ma intensa, testimonia il valore e la nobiltà degli Alpini.
Una storia d'amore, memoria e libertà tra il rosa delle Dolomiti e l'azzurro del cielo. In Val Badia, l'incontro tra Johann, cresciuto tra le vette col desiderio di scoprire l'ignoto, e Alicia, fuggita da New York dopo l'11 settembre, dà vita a un profondo romanzo di formazione. Tra montagne incantevoli e isolate, due anime diverse si uniscono per superare il passato.
In un 1913 colmo di pioggia e superstizioni, la piccola Tina scompare e riappare illesa, attirandosi accuse di stregoneria. Rifugiata nei boschi del monte Pore, cresce seguendo la voce selvaggia della natura fino a divenire l’ultima lupa delle Dolomiti, custode di un mondo in frantumi.
Ciascuno di noi vive una vita diversa da quella degli altri, ma noi tutti abbiamo qualcosa che ci accomuna e che può far piacere riesumaredi tanto in tanto. Mirella Tenderini per Tararà