Autore: Alessandro Vanoli Editore: Ponte alle grazie
L’Appennino non ha la maestosità delle Alpi, né la tragica grandezza delle catene montuose asiatiche. La sua dimensione è familiare, ti si raccoglie intorno come una casa. E di una casa ha le caratteristiche: gli ambienti conosciuti, i ricordi, i vecchi oggetti di sempre. La dimensione dell’Appennino raccontato da Alessandro Vanoli è questa: la memoria storica e personale. Le pietre che costruiscono letteralmente lo spazio e il tempo del cammino, con gli alberi, i fiumi, i luoghi abitati o abbandonati. Gli appuntamenti con gli amici a illuminare quel certo tratto di strada. L’apparizione dei personaggi che vi hanno vissuto. L’intrecciarsi di corsi d’acqua verso il fiume Reno, l’Old Man River che contiene e convogliala grande Storia, e le piccole storie che Vanoli ci mette, casualmente, sul cammino. E dappertutto, a fermarti e farti pensare, le Pietre. Che sono il tema e il motore del libro. Erano lì quando c’erano gli etruschi, i romani le hanno spostate per farci passare la via Flaminia. Hanno visto i mercanti di lana e di seta, gli uomini della Seconda guerra mondiale, i turisti sulla Via degli Dèi. L’Appennino di Vanoli gira attorno a Bologna, in un percorso che dalla cattedrale di San Luca passa da Sasso Marconi e Vergato, Porretta e Roncobilaccio, attraverso strade e sentieri che «collegano le cose e le persone».
L'epistolario tra Dino Formaggio e Antonia Pozzi, per la prima volta pubblicato in questo libro, testimonia dell'intesa «fortemente spirituale» che legò i due autori
Ad Allève des Alpes, la giovane avvocata Teresa Demarchis supervisiona la costruzione di una controversa diga voluta dai potenti Touret. Tra segreti, la morte sospetta di un maestro di sci, tensioni ambientaliste e verità nascoste, Teresa rischia tutto per scoprire cosa si cela dietro il progetto.
La testimonianza diretta di Eduardo Strauch sulla tragedia delle Ande del 1972: 72 giorni di sopravvivenza estrema tra gelo, fame e scelte indicibili. Un racconto che va oltre il disastro, esplorando memoria, trauma e il silenzio interiore che segue l’orrore.