Ripercorrere un sentiero, vivere sull’Alpe Pogallo. Una storia che abbraccia un secolo, partendo dai pionieri scalatori passando attraverso gli anni della Seconda Guerra Mondiale e dell’abbandono delle segherie fino ad arrivare ai nostri giorni.
Settembre 1917, una domenica mattina, in uno sperduto angolo delle alpi ossolane… “Ka-booooom.” L’eco di un moschetto volteggia fra il ticchettio delle gocce di pioggia e giunge a bussare ai muri di legno della baracca ai margini della piccola radura, dove il Boccalatte se ne sta raggomitolato fra le lenzuola di fustagno con la moglie Rina: “Porco mondo, non sarà mica iniziata la guerra?” “Signore Santissimo” esclama Rina inorridita. “Dino, ti sembra il modo di parlare? E poi, altro che guerra, saranno quei buoni a nulla dei tuoi compari bracconieri all’inseguimento di un camoscio, su al passo che porta dentro in Val Grande.” “No, no, Rina, con l’acqua a catinelle che cade da ieri sera, i camosci sono bei nascosti nelle loro tane. E poi, figurati se quegli straccioni dei fratelli Basso possono comprarsi un moschetto. Di solito, stendono talmente tante tagliole in giro per il bosco, che rischio di lasciarci tutte e due le gambe, ogni volta che salgo al passo. E se catturano qualche animale, lo sgozzano vivo, o lo lasciano lì a morire dissanguato.” Con fare circospetto, Dino si alza, un po’ claudicante, per l’umidità penetrata in profondità nelle sue ossa torte dai decenni spesi a correre dietro a capre e vacche smagrite sui pascoli di montagna, o appresso a qualche camoscio sulle creste, o a trascinare pesanti rami di faggio verso valle. Apre la porta cigolante, sbircia attraverso uno stretto spiraglio e… “Ka-booooom!” Un secondo colpo lo fa sobbalzare all’indietro ed inciampare sugli alari che sporgono dal camino...
Tra i partigiani sulle alture di Ovada spiccano Gragnora, Vaniglia e Niccolò. Un delitto sconvolge il gruppo mentre la guerra logora tutti. Finita la lotta resta disincanto, povertà e memoria. A Genova il passato pesa: tra privato e politica emerge la fragilità umana.
Nel 1954, sulle Alpi, il paleontologo Stan richiama l’amico Umberto per cercare un fossile leggendario nel ghiaccio. Tra ossessione, amicizia e pericoli d’alta quota, la spedizione diventa una prova di memoria, ambizione e fragilità, dove salire è l’unica via per inseguire il sogno.
Cognetti narra le vite fragili di una famiglia in valle, tra rabbia, speranze e ritorni. Due alberi simbolici rappresentano i figli: Luigi, radicato e innamorato, e Alfredo, tornato dal Canada. Un racconto intenso di emozioni e rinascite, scritto con voce cruda e poetica.
In primavera, padre e figlio camminano nei boschi all’alba, pronti l'uno a trasmettere e l'altro a ricevere l’eredità brutale della vita nella natura, mentre il gallo forcello si svela e si avvicina alla morte.
Dietro l’apparenza di cinque vite perfette mostrate dietro lo schermo, si nascondono segreti, bugie e passione. È l’inizio di un’indagine ricca di colpi di scena da cui nessuno è escluso Anselmo Prestini per Cairo