Giovanna Zangrandi, nata in provincia di Bologna, si trasferisce a Cortina negli anni '30. Abbandona la carriera scientifica per diventare scrittrice, trovando nella montagna il suo vero sé. Racconti del Cadore raccoglie 49 sue opere che uniscono memoria, vita in montagna e personaggi locali.
Autore: Giovanna Zangrandi Editore: Officina Libraria Milano
Cadorina d'adozione, come lei stessa si presenta nella quarta di copertina delle sue opere, Giovanna Zangrandi nasce in realtà in provincia di Bologna e si trasferisce a Cortina nei primi anni Trenta. La scelta della montagna costituisce per lei una nuova nascita, simbolicamente rappresentata dall'abbandono del nome di origine (Alma Bevilacqua) e dalla decisione di interrompere una promettente carriera universitaria in ambito scientifico per intraprendere quella più incerta di scrittrice. L'amore per il Cadore è, quindi, in Zangrandi, non pura ammirazione delle bellezze paesaggistiche ma radicato bisogno di un luogo in cui sentirsi pienamente se stessa e fondersi con l'elemento naturale. La montagna assurge così a luogo tematico ricorrente non solo in ogni sua opera edita - da quella d'esordio, Leggende delle dolomiti, ai romanzi, al diario di militanza partigiana (I giorni veri), alla cronaca del Campo rosso -, ma anche nei suoi numerosi racconti (circa quattrocento) pubblicati, lungo tutto l'arco della sua esistenza, in giornali e riviste nazionali di rilievo e conservati nel suo archivio personale. Racconti del Cadore presenta al lettore, per la prima volta, una selezione di quarantanove testi, permettendo di scoprire l'eccezionalità di questa figura intellettuale, capace di offrire brani in cui la soggettività e la memoria si fondono con il racconto dell'esperienza di vita in montagna e il ritratto dei suoi abitanti.
Una notte Aaron Stewart, centravanti della Fiorentina, riceve la chiamata del padre creduto morto da dieci anni. Parte da Firenze verso Sud inseguendo un mistero tra vecchie rapine, guerra nei Balcani e identità.
Questo libro propone una visione: vivere in sintonia con ciò che cresce spontaneo, rallentare, sorprendersi del mistero delle cose semplici. Ferruccio Valentini, Fèro è un raccoglitore di erbe spontanee e vive la sua valle è scuola, mercato e farmacia: la natura come maestra, alchimia e libertà.
Due fratelli tornano nei boschi della loro valle seguendo le tracce del padre. Tra funghi, tartufi e passeggiate con i cani, riaffiorano ricordi, legami e segreti. Un racconto delicato e intenso in cui la ricerca nella natura diventa anche ricerca di sé.
Bisogna tornare a camminare, ci dice Thoreau in questo piccolo saggio. Ma è l’Arte del camminare quella che con ardore appassionato chiede di coltivare, e avendo in mente ben precisi effetti. Henry David Thoreau per Lindau