Un viaggio, anzi, come direbbe l'autrice, un vagabondaggio tra le parole e i luoghi di quella donna complessa e straordinaria che fu Giovanna Zangrandi: montanara per scelta, insegnante. partigiana, alpinista fortissima e rifugista, scrittrice di talento fino a oggi ingiustamente dimenticata. Il lavoro accurato e appassionato di Anna Lina Molteni: approfondisce il contenuto delle opere di Zangrandi più conosciute e di quelle ormai quasi irrintracciabili, fruga in archivi che custodiscono lettere editoriali e personali, diari, racconti e articoli inediti mai pubblicati in volume. Il suo è un tentativo di superare la frammentazione e a volte il “travestimento letterario”, nel quale Giovanna Zangrandi mischia verità e finzione, realtà e fantasia, quando intreccia la sua vicenda personale con la storia dei suoi anni, in particolare quelli della Resistenza veneta (vero punto di snodo di tutta la sua vita)
Per conoscere Giovanna Zangrandi è però impossibile prescindere dai luoghi, in particolare le montagne del Cadore e d’Ampezzo. Da qui l’esigenza degli otto "vagabondaggi" di Anna Lina Molteni, scritti in prima persona e inseriti come un controcanto a distanza di più di mezzo secolo, tenendo conto degli inevitabili cambiamenti operati dal tempo. Un modo per entrare in contatto diretto con la Zangrandi e le sue storie, con un contesto fatto di bellezza, libertà e tanta fatica.
Il grande affresco di Antonio De Rossi su La costruzione delle Alpi, iniziato con la pubblicazione del volume "Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773-1914)", trova pieno compimento in questo secondo volume dedicato al modernismo alpino (1917-2017), qui pubblicato in una nuova edizione.
una storia di coraggio e amicizia tra due uomini molto diversi, ma uniti dalla passione per la montagna e dal senso del dovere. La loro avventura durante la prima guerra mondiale, in particolare la missione impossibile sulla Tofana di Rozes, mette in luce le sfide e le difficoltà che devono affrontare.
A sessant’anni dal disastro del Vajont, Il saldatore del Vajont intreccia memoria personale e tragedia collettiva. Una visita alla diga riaccende ricordi di lavoro, fabbrica e vita contadina, raccontando l’epica industriale italiana spezzata in pochi minuti dalla catastrofe.