Autore: Bortoluzzi Antonio Editore: Biblioteca dell'immagine
Nessuno era riuscito a cacciarli via. Non la povertà dell’Ottocento, né il massacro delle due guerre mondiali. Non la miseria del dopoguerra, né l’emigrazione. Non erano state la fame, le malattie, le alluvioni e nemmeno i terremoti. Se n’erano andati dalla loro montagna perché l’avevano voluto, uno alla volta, lungo la strada asfaltata. In fondo alla valle c’era qualcosa alla portata di tutti. Il lavoro. Il benessere. E pareva meglio di quanto avessero mai avuto. Giacomo Casàl è stato licenziato improvvisamente. Ha cinquantadue anni, una famiglia, una casa e una macchina eppure non sa dove andare. L’automobile e la birra che ha in corpo lo portano fuori dalla zona industriale, lungo la statale e oltre i centri abitati. Imbocca la strada ripida che porta al vecchio borgo di montagna dove abitava da bambino. Là ci sono solo ortiche e case con i muri sbrecciati. Giacomo si siede sui gradini di pietra della casa diroccata e inizia a ricordare. Rivede siór Bianchìn, l’impresario edile venuto a reclutare i muratori per il cantiere a Cortina. E la vecchia Maria Corlét che continua filare la canapa anche se nessuno la usa più. Ci sono Gusto, Achille e Fonso con il berretto storto e il cavallo. E suo nonno con la falce in spalla e la sigaretta all’angolo della bocca che lo aspetta per scendere ai prati. Ricorda la discesa a valle negli anni ’70 e l’abbandono della vecchia casa. Quindi la scuola, i nuovi amici, i telefilm e le canzoni che promettevano un mondo nuovo e magnifico. Poi l’adolescenza e la fabbrica, il lavoro sicuro e il denaro con cui si poteva comprare tutto quel che serviva. Ora quel sogno è infranto e Giacomo, seduto sui gradini di pietra, sembra udire la voce del nonno che gli dice: Ricordati che la terra è più di un uomo. E vorrebbe rispondergli, parlare con lui ancora una volta come trent’anni prima.
Le mie Orobie raccoglie storie e leggende delle valli bergamasche, tra memoria e fantasia. Raccontate in prima persona e al presente, sono un omaggio a chi vi ha vissuto e un invito a custodire la cultura. Un ponte tra generazioni, per ricordare e valorizzare il presente.
Il romanzo di Arno Camenisch ritrae il mondo di una valle alpina grigionese che va scomparendo, ma fino a quando Margrit e Rosa-Maria resteranno a gestire il piccolo chiosco e la pompa di benzina quel mondo rimarrà bello e luminoso.
Arno Camenisch per Keller editore
ANNI D'ORO HA VINTO IL PREMIO ITAS DEL LIBRO DI MONTAGNA 2024
Questo volume racconta una parte dell’immaginario folklorico della Garfagnana. Le leggende sono nate dalle voci della gente che per secoli le ha raccontate accanto al fuoco nelle veglie invernali, o sulle panche all’aperto nelle lunghe sere estive.
Altavìa è il racconto di tre amici tra le Alpi alla ricerca dell’essenza della vita. I silenziosi e sfuggenti lupi simboleggiano libertà e mistero e accompagnano il viaggio dei tre protagonisti che affrontano la vastità della montagna in un percorso di introspezione e scoperta.