Nato dal fuoco, scolpito dal ghiaccio, rifinito dal vento, dall’acqua e dalla neve: il massiccio dei monti Cairngorm, nella Scozia nordorientale, chiamato anche «l’Artico della Gran Bretagna», è il protagonista di questo vero e proprio capolavoro della letteratura di alpinismo. L’autrice, la scrittrice scozzese Nan Shepherd, lo ha esplorato per tutta la vita, percorrendolo in lungo e in largo in un eterno ritornare, scoprire, ricordare. «Eterno» perché muoversi negli spazi di queste montagne, vibranti delle energie che operano da milioni di anni nell’universo, significa per lei entrare in contatto con la vera essenza della natura e di se stessi. In quel moto che è al tempo stesso contemplazione, i sensi si acuiscono per percepire suoni, colori, profumi e consistenze e la mente li accompagna, dapprima rapita e poi forte di una nuova consapevolezza. Chi ha dimestichezza con la montagna conosce questa pienezza nella rarefazione, questa vertigine così vicina al filosofare nel suo senso più originario; ma Nan Shepherd ha trovato meglio di chiunque le parole per descriverla. Ognuno di noi ha un luogo – una montagna, ma anche un bosco, un sentiero, un fiume, una vallata – nei confronti del quale prova un intimo senso di appartenenza. La montagna vivente è il libro da portare con sé per compiere ancora una volta quell’escursione prediletta. Con un'introduzione di Robert Macfarlane.
Nel 1915, tra Scanno e Frattura, la famiglia Farina vive di transumanza e tradizioni. Tra feste e sogni nasce l’amore tra Teopista e Nicola, ma il terremoto della Marsica cambia tutto. Tra dolore e coraggio, restano gli affetti e il legame profondo con l’Abruzzo.
Un romanzo d’esordio crudo e poetico. Ambientato nel Tirolo meridionale il libro racconta di una terra contesa che si dibatte tra fragili confini e desiderio di appartenenza.
una storia di coraggio e amicizia tra due uomini molto diversi, ma uniti dalla passione per la montagna e dal senso del dovere. La loro avventura durante la prima guerra mondiale, in particolare la missione impossibile sulla Tofana di Rozes, mette in luce le sfide e le difficoltà che devono affrontare.
La testimonianza diretta di Eduardo Strauch sulla tragedia delle Ande del 1972: 72 giorni di sopravvivenza estrema tra gelo, fame e scelte indicibili. Un racconto che va oltre il disastro, esplorando memoria, trauma e il silenzio interiore che segue l’orrore.