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In Gli dèi non sono mai morti, Aurelio Garobbio riscopre i miti nascosti nei paesaggi dell’Ossola: folletti, driadi, dèi dimenticati. Come Eliot o Pavese, mostra che i luoghi vivono del mito che li abita. Perdere i nomi e le storie significa smarrirsi: solo il mito rivela il prodigio del mondo.

