Autore: Woodrow W. Sayre
- Editore: Monterosa Edizioni
20,00 €
Nel 1962 quattro amici tentano l’Everest da Nord senza permessi, ossigeno né portatori. Tra rischi estremi e improvvisazione, l’impresa sfiora il disastro e crea tensioni diplomatiche. Al ritorno, tra le critiche, il racconto diventa simbolo di avventura e ribellione.
Quattro amici e un grande sogno: la conquista dell’Everest da Nord. Siamo negli USA nel 1962 e un’improbabile cordata capitanata dal nipote dell’ex presidente americano Thomas Woodrow Wilson decide di partire per la montagna più alta del mondo. Senza permesso (impossibile ottenerlo dai cinesi), senza ossigeno (troppo costoso, troppo pesante e antiestetico) e senza portatori dal campo base in poi. Senza allenamento? Non proprio: Sayre decide di raggiungere a piedi l’Everest da Kathmandu: quasi 300 chilometri fino al Campo base. Il viaggio diventa presto un’avventura ai limiti dell’impossibile, e il gruppo si trova a dover affrontare difficoltà di ogni genere, rischiando la morte in più di un’occasione. Al loro rientro, in piena guerra fredda, rischiarono di essere accusati di spionaggio, di causare un incidente diplomatico tra gli Stati Uniti e la Cina e, soprattutto, misero in pericolo la spedizione del connazionale Norman Dyhrenfurth, che l’alpinista stava preparando con grande dispiego di mezzi. A dispetto della fredda accoglienza ricevuta dagli alpinisti al ritorno in patria, il libro in cui Sayre descrisse la spedizione vendette oltre ventimila copie e divenne presto una sorta di manifesto dell’avventura e dell’antiautoritarismo.
Pubblicato per la prima volta in italiano con il titolo Guerra fredda sull'Everest, viene riproposto in una nuova edizionecon il titolo originale, arricchita da un inserto fotografico e da un articolo dello storico americano Maurice Isserman.
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