Autore: Louis Oreiller - Irene Borgna Editore: Ponte alle grazie
Nella sua valle, sa il carattere di ogni canalone, di ogni balza di roccia. Riconosce le volpi, i camosci, le vipere, i gipeti. Può chiamare per nome ogni valanga. La montagna per Luigi Oreiller non è una sfida, né una prestazione. È la sua casa di terra e di cielo, un orizzonte a cui appartenere. Luigi nasce nella povertà e cresce con la guerra. Valdostano ma “anche” italiano, trascorre i suoi 84 anni a Rhêmes-Notre-Dame, venti comignoli rubati alla slavina al fondo di una valle stretta e dal fascino selvatico, su un versante Parco del Gran Paradiso sull’altro riserva di caccia. Da ragazzo, armato dalla fame, è cacciatore, contrabbandiere, manovale. Quando diventa guardiaparco e poi guardiacaccia, cambia sguardo. Dietro le lenti del cannocchiale, nelle lunghe solitarie giornate di appostamento ai bracconieri, diventa il signore delle cenge, segue il volo delle aquile e sperimenta un qualcosa di molto simile all’amore. Stagione dopo stagione, trasforma gli alberi in sculture, “scava” tassi e marmotte, parla con i cani, le mucche, le galline. A volte anche con gli uomini. Quello di Oreiller è un mondo ormai perduto, travolto da una modernità senza pazienza, da un fiume di gente che torna ma non resta. Eppure, nei suoi occhi, nelle sue mani nodose e forti, tutto ha ancora memoria e lui ha memoria di tutto. Le sue parole, consegnate a chi, come Irene Borgna, le sa ascoltare, conducono lontano, fuori traccia, tra valichi nascosti. E segnano il tempo, come gli anelli di un tronco, come i cerchi sulle corna di un vecchio stambecco.
Una leggenda d’amore tra Sara e Bruno, segnata dalla passione per l’alpinismo e da una dolorosa perdita. Sullo sfondo, le aspre vette delle Odle, silenziose spettatrici di una storia intensa, capace di attraversare il tempo e lasciare una promessa di pace.
Negli ultimi anni i lupi tornano a crescere in Europa: in Italia superano i duemila esemplari e riaccendono paure antiche. Tra storia, leggende e ambiente, Rao ricostruisce il mito del lupo europeo, nato da persecuzioni, superstizioni e trasformazioni del paesaggio.
Un doppio delitto in occasione della cena annuale dei membri dell Foothold Club. Il caso prende le mosse da un’ascensione sul Cervino di molti anni prima, finita in tragedia. E tra ricordi di imprese passate e nuove…
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Il racconto nei primi anni del XVIII secolo, nella valle del Bióis nell'Agordino, dove Cristano Soracosta si diletta ad affrescare le pareti delle abitazioni del paese. Enzo Demattè per Nuovi Sentieri