Autore: Marco Milardi
- Editore: Biblioteca dell'Immagine
16,00 €
Asiago, 1985. Sulle nevi dell'Altipiano, la scomparsa di Caterina scuote la comunità. Il corpo viene trovato impiccato sul sinistro Altarknotto. Per il maresciallo De Luca è suicidio, ma l’appuntato Segafredo indaga: un secondo omicidio gli darà ragione tra riti pagani e leggende cimbre.
Sull’Altarknotto antiche leggende dimenticate sono più vive che mai. Un thriller avvincente ambientato sulle nevi dell’Altipiano di Asiago. Asiago, gennaio 1985. L’inverno regna sovrano sull’Altipiano. Alla caserma dei Carabinieri, il maresciallo Giovanni De Luca, calabrese trapiantato contro la sua volontà in queste montagne che sente estranee e nemiche, sogna il sole del suo mare. Al contrario, l’appuntato Pietro Segafredo, asiaghese doc, conosce ogni sentiero e ogni leggenda di questi luoghi. La loro routine viene interrotta da una telefonata anonima: Caterina, non si vede da giorni. I due carabinieri si recano a Rotzo e trovano la casa deserta, piena di oggetti arcaici ed erbe appese che parlano di tradizioni antiche. La comunità, chiusa e diffidente, si rifiuta di collaborare. Pochi giorni dopo Segafredo, seguendo una sua intuizione, ritrova il corpo della donna, impiccato, su un masso imponente e sinistro, l’Altarknotto, detto anche “pietra del diavolo”. Per tutti, compreso De Luca, è un tragico suicidio, ma Segafredo non è convinto di ciò. Qualche mese dopo, il ritrovamento di un altro cadavere, assassinato vicino alla pietra di confine chiamata Hanepos. Un dettaglio inquietante lo collega alla morte di Caterina, per Segafredo è una conferma dei sospetti nutriti in tanti mesi, che lo porterà a scontrarsi con il suo superiore e a continuare le indagini da solo, tra leggende cimbre, riti pagani e superstizioni che ancora aleggiano sull’Altipiano.
Tra i partigiani sulle alture di Ovada spiccano Gragnora, Vaniglia e Niccolò. Un delitto sconvolge il gruppo mentre la guerra logora tutti. Finita la lotta resta disincanto, povertà e memoria. A Genova il passato pesa: tra privato e politica emerge la fragilità umana.
«Scendere. Saltare, svoltare, filare, queste parole vorticanti delle danze infantili. Governare gli sbilanciamenti. Sciare è in primo luogo questo: permettersi di vacillare.» Cédric Sapin-Defour per Ponte alle Grazie