Autore: Quinto Antonelli e Anna Iuso Editore: Fondazione Museo Storico del Trentino
Se il concetto di ‹ambiente scritto› è stato utilizzato in ambito paleografico per descrivere una specifica realtà urbana di antico regime ricca di segni e simboli, non di meno può essere impiegato per designare il più remoto territorio alpino. La montagna, infatti, contiene magmaticamente le tracce di generazioni di uomini e donne, che in questo volume abbiamo tentato di individuare, distinguere, classificare. È un mondo, quello alpino, in cui la scrittura è quasi onnipresente, ma non sempre evidente, perché celata dall’irraggiungibilità di alcune vette o dall’assuefazione dell’osservatore o dalla pregiudiziale cecità del viaggiatore. Erede degli studi sull’alfabetizzazione alpina, questo volume apre lo sguardo su tutte le forme di scrittura di cui la montagna sembra essere insieme l’origine, lo scopo e il supporto. Le storie che racconta, i segni che ci mostra, restituiscono un mondo che sin dai tempi più remoti ha utilizzato la scrittura come traccia del passaggio e strumento dell’esistenza, un filo rosso che fa della montagna, così come la conosciamo, un universo che la scrittura ha contribuito a rendere vivibile e pensabile. Sommario Il paradosso delle Alpi: note introduttive, Quinto Anonelli e Anna Iuso La montagna come supporto ll peccato dei pastori: Valle di Fiemme 1720-1960: antropologia del graffito e metodologia etnoarcheologica, di Marta Bazzanella e Giovanni Kezich Scritture e simboli nelle incisioni rupestri in Cerdagna (Pirenei orientali, Francia - Spagna), di Pierre Campmajo e Denis Crabol Demoni e meraviglie: scritture rupestri di pastori sul Mont Bego (Alpi marittime), di Nathalie Magnardi La montagna come esperienza Le parole della vertigine, di Enrico Camanni Un rituale d'alta quota: il libro di vetta tra documento e souvenir, di Claudio Ambrosi La conquista immateriale: scrivere sui libri di vetta, di Beatrice Campesi «L'azzurro del cielo è meglio lasciarlo lassù»: uomini che combattono e scrivono in alta montagna, di Diego Leoni Le arti del pastorie: scrittura, misura e malinconia, di Daniel Febre La montagna ricordata Far parlare la montagna: le autobiografie alpine, di Philippe Martel La montagna a Venezia: le iscrizioni dipinte sull'isola del Lazzaretto nuovo, di Francesca Poggetti Scrivere la casa Epigrafia popolare alpina: una ricerca in Primiero, di Quinto Antonelli Quando la casa parla: le memorie di pietra di Joseph Ichante (Pirenei Béarn, 1777-1857), di Christian Desplat Gli olandesini: fra ricamo e scrittura femminile, di Anna Iuso Segni e scritture della famiglia Segni di casa in estimi del Cinquecento? Ipotesi d'interpretazione e linee di ricerca, di Giuseppina Bernardin I conti perduti: registrazioni contabili di contadini e artigiani della Val di Fiemme, di Silvia Vinante La lunga durata della scrittura popolare: inventari e liste dotali, di Glauco Sanga Un archivio di famiglia a Selva di Cadore fra il 1700 e il 1960, di Luciana Palla Riferimenti bibliografici Illustrazioni Indice dei nomi
La Cima Granda di Lavaredo si racconta. 152 pagine a colori in cui l’autrice-alpinista accompagna il lettore alla scoperta dell’origine della Cima Granda Di Lavaredo passando per la storia di chi è riuscito a raggiungere la sua vetta.
Il sentiero è un filo che mette in collegamento luoghi più o meno lontani, persone, modi di vivere, intenti. I sentieri, prima ancora delle strade, hanno unito i popoli e hanno contribuito alla costruzione delle civiltà: cacciatori nomadi, agricoltori, commercianti, uomini d’arti e di armi, fabbricanti, filosofi, cavalieri e pellegrini hanno percorso i sentieri per conoscersi e dare luogo a incontri e scambi.
Il Monte Bianco fu la grande montagna che attrasse irresistibilmente Charles Edward Mathews, del Monte Bianco raccontò la storia negli Annals of Mont Blanc
Da simbolo di saggezza nell’antichità a emblema di male nel Medioevo, il corvo ha vissuto secoli di diffidenza. Oggi la scienza ne rivaluta l’intelligenza straordinaria, riconoscendolo come uno degli animali più astuti e capaci, capace di sfidare i limiti delle nostre certezze cognitive.
Nino Chiovini, attraverso la contesa tra Cossogno e Malesco per i pascoli della Val Portaiola, esplora la "storia lunga" della Valgrande. Dopo la sua esperienza come storico della Resistenza, Chiovini ricostruisce la civiltà alpina, evidenziando l'unità culturale delle genti valgrandine fino al Novecento. La sua ricerca, inizialmente focalizzata su un'antica guerra tra poveri, diventa un'opera fondamentale, trasformando la Valgrande in un teatro di vite umane e non solo in un paesaggio naturale.
L'autore nel 1870 compie un viaggio in Carnia, visita i paesi e racconta ciò che vede e sente, racconta di un popolo strano che difende una tra le terre più belle d'Italia
Circa un secolo fa, l'industrializzazione in Italia si sviluppò grazie all'energia elettrica sfruttando i corsi d'acqua delle valli alpine. Grandi bacini di accumulo permisero di produrre energia rinnovabile, ma a costo di sacrifici, come la sommersione di borgate e molti luoghi minacciati di scomparsa.