Il territorio montano si trasforma rapidamente. Cambia la vegetazione, cambia il clima, gli inverni sono diversi. E noi attrezziamo le montagne per farle sembrare sempre uguali. Cosa stiamo immaginando per il futuro?
Le montagne immaginarie e da immaginare possono e devono essere contemporanee senza per questo rigettare la propria storia, e possono insegnare molto in termini di sperimentazioni e innovazioni. La fine della snow economy è ineluttabile, nonostante la politica nostrana perseveri nell’obiettivo di portare tutti, ma proprio tutti tutti, in vetta, con una inarrestabile artificializzazione di questi luoghi. Nel suo viaggio Michele Sasso ci racconta della necessità di reinventare l’identità di un territorio che cambia alla ricerca di un giusto modello di sviluppo. Dalle Alpi, alle Dolomiti e agli Appennini, incrociando storie e visioni da Nord a Sud per cercare di contestualizzare la sfida dei cambiamenti climatici, ma anche la sfida della “restanza”, chi decide di non partire e di restare per invertire lo spopolamento delle aree interne del Paese. Sono 13 milioni le persone che popolano la montagna “di mezzo”, quella che oscilla tra i 600 e i 2.000 metri, quella che non sfoggia rocce da vertigini, ma cerca faticosamente modelli di esistenza e di sviluppo alternativi. Servono racconti al positivo, fondamentali per uscire dal fatalismo che attraversa tante comunità montane. Servono narrazioni non solo di super eroi capaci di vivere in condizioni estreme. Perché oggi in montagna è possibile delineare un progetto di un nuovo riabitare.
L’opera, completata da 120 illustrazioni d’epoca e documenti, ripercorre la storia della valle Vigezzo, tra le Alpi, evidenziando una civiltà di alto livello storico e culturale. Il volume riempie una lacuna storiografica offrendo fonti finora inesplorate. Degno di nota è il capitolo sui Vigezzini in Europa: emigrati illustri e le loro tracce, modellando l’immagine civile della valle.
Saggio sulla frattura tra uomo e natura e sulle prospettive future. Propone soluzioni come rurbanizzazione, nuova ruralità e “città rurale”, modelli che integrano urbano e naturale per favorire una convivenza più sostenibile e riconciliare ambiente e società.
Un turista inglese dell’Ottocento riflette con arguzia sul Canton Ticino, offrendo una testimonianza umana e inedita sul passato storico, artistico e geografico delle terre svizzero-italiane.