Siamo ormai a tre generazioni di distanza dalla guerra partigiana del 1943-45, e certi eventi di quegli anni hanno perso in parte la loro carica emozionale. In questi decenni è stato compiuto (e ancora si compie) un imprescindibile lavoro di ricerca storica, che ha documentato con cura le battaglie e le vite dei protagonisti di allora, e ha analizzato nel dettaglio gli elenchi degli assassinati e dei torturati, e l’orribile computo dei drammi umani, spesso descritto con linguaggio asettico nei documenti della burocrazia. Oggi è importante che, per non dimenticare, si levi su quelle vicende anche una voce autoriale, in grado di legare i fatti storici in un filo narrativo coinvolgente e cristallino. È ciò che fa Caroline Moorehead in questo libro, un’opera completa, capace di ricreare l’atmosfera di paura e di dolore, ma anche in grado di rendere la spinta ideale provata da molte donne coraggiose, determinate ad agire e rischiare per il bene della loro comunità. Pagina dopo pagina, leggiamo senza fiato la storia delle quattro protagoniste – Ada Gobetti, Bianca Guidetti Serra, Frida Malan e Silvia Pons –, partigiane emblematiche di un intero movimento di donne altruiste, forti e motivate, che animarono azioni di ribellione collettiva, sfidando la guerra, la paura e i pregiudizi. In questo racconto, attento e delicato, troviamo testimonianze che riescono a commuovere e a ispirare, e restano impresse a lungo, grazie alla penna felice dell’autrice. Attraverso lo sguardo e l’esempio di queste protagoniste in lotta contro il nazifascismo, La casa in montagna ci restituisce una memoria unica, che oggi troppi vorrebbero dimenticare.
«La narrativa, connubio di vissuto e immaginazione, può regalarci esperienze immersive straordinarie che ci fanno attraversare il limen, la soglia tra realtà e finzione, specialmente quando, come in Saltini, il contesto è ben ricostruito e i protagonisti delle vicende conservano i chiaroscuri degli esseri umani». La provincia Luca Saltini per Neri Pozza
Nel 1845 Henry David Thoreau si ritira sulle rive di Walden per riscoprire l’essenza della vita. Questo classico sul rapporto tra uomo, natura e libertà rivive in un’edizione illustrata da Sebastiano Vilella, dove immagini evocative accompagnano il testo in un intenso viaggio interiore.
Con una voce potente e lirica, Francesca Maccani costruisce un romanzo intimo e insieme corale radicato nella sua terra, sullo sfondo delle tensioni politiche che percorrono le valli negli anni infuocati dal conflitto etnico in Alto Adige. Un racconto di passione e memoria che illumina la vita di una piccola comunità e delle donne che con la loro forza tengono in piedi interi mondi. Per ricordarci che ogni cosa ha radici profonde. Soprattutto i segreti.
In Gli dèi non sono mai morti, Aurelio Garobbio riscopre i miti nascosti nei paesaggi dell’Ossola: folletti, driadi, dèi dimenticati. Come Eliot o Pavese, mostra che i luoghi vivono del mito che li abita. Perdere i nomi e le storie significa smarrirsi: solo il mito rivela il prodigio del mondo.